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Pelagos

Realizzato nel 2023

Il lavoro nasce dall’esigenza di dare un’immagine ai fondali ancora inesplorati degli oceani. 

Durante i primi anni dell’800, l’approccio positivista al fondale oceanico era rivolto alla scoperta e conquista del punto più profondo. L’immaginazione di ecosistemi, apocalittici, mostruosi è tipico della letteratura del tempo come in Ventimila lege sotto i mari di Jules Verne. Le prime sonde in cui l’uomo stesso si calava ed era presente nella spedizione rivelano una delusione alla conquista del suolo delle fosse delle marianne, il fisico ed esploratore Auguste Piccard infatti nella famosa spedizione del batiscafo Trieste, afferma una volta arrivato :” Bene, non c’è nulla da vedere, possiamo risalire sù”.

Con l’avvento della tecnologia, la scienza ha smesso di focalizzarsi sull’immagine, non attendibile come un tempo, ma ha iniziato a basarsi unicamente sui dati che ci permettono di avere chiaro l’intero ecosistema nei minimi dettagli e in maniera estremamente aggiornata.

La fotografia perciò non ha più avuto la possibilità di rappresentare gli abissi, se non quella naturalistica che però si focalizza sulle specie piuttosto che sui fondali desertici.

L’artista perciò crea un proprio viaggio per affrontare tale delusione e trasformarla in una possibilità di creatività fotografica. Attraverso una polaroid non scattata, manipola il fissaggio che si trova nelle sacche retrostanti e crea dei paesaggi al buio. 

Il risultato rivela un fondale dato dall’assenza di luce e permette all’artista di avere l’immagine mai ritrovata del fondale. 

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